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Novità Librarie
Matteo Dalena
Collana: MO', Obliate Memorie
“Ccu mot’i raggia i core ‘ndignatu
u storicu ti cunta chiru ch’è statu,
ca grannizza e ricùordu i grecu passatu,
su cumu velenu pp’u prisenti malatu”.
Da “U chiantu ‘i Calabria”
Matteo Dalena sceglie di recuperare parte della memoria immateriale della nostra Regione oppressa da stereotipi datati, ma sempre vivi nell’immaginario collettivo. Terra bellissima popolata o da briganti feroci o da splendide rovine del passato appariva, infatti, ai visitatori europei che tra Sette e Ottocento percorrevano le contrade meridionali, vedendo la realtà attraverso lo specchio deformante della cultura romantica.
Questa visione manichea è stata trasmessa e condiziona ancora oggi l’immaginario collettivo. Matteo Dalena sceglie la poesia della Calabria del passato per recuperarne il sentimento e la storia del tempo, ma anche per trasmetterne la memoria. (dalla prefazione di Giuseppe Roma, Università della Calabria)
Bisogna letteralmente abbandonarsi alle storie che provengono dal profondo sé: storie di uomini e donne che vissero in un lontano passato, vicende d’amore, violenza e morte ispirate da una costante opera di rinvenimento e studio delle fonti, siano esse “primarie” (documenti archivistici) o “secondarie” (tutto ciò che rientra nell’ambito della letteratura). Ho cercato di tirare fuori da archivi e testi, antichi e recenti, preziosissime storie di vita, brevi aneddoti e rare leggende della nostra antica terra di Calabria Citra, destinate probabilmente a rimanere inabissate nel mare magnum della dimenticanza. La memoria è labile, la dimenticanza è dietro l’angolo: il rischio che corriamo è quello di perdere contatto con il nostro passato, con le nostre radici e, di conseguenza con noi stessi, fino a sentirci stranieri in casa nostra. La poesia è un rifugio, un “altrove” sicuro e gratificante dove trovar riparo nei momenti in cui la società odierna sembra sputarti in faccia tutta la sua chiusura e avversione, guardandosi bene dall’offrirti mete reali verso cui tendere. E quando lo scoramento è a un passo dal prenderti, l’amore e la poesia rimangono provvidenziali appigli che ti permettono di non affondare. Il terzo è la storia. Il viaggio nell’altrove potrebbe assumere carattere di puro esercizio individuale e, se vogliamo, un po’ egoistico. Tuttavia i versi che escono dai recessi del sé, si prestano a trasformare quel ripiegamento interiore in una straordinaria proiezione verso l’altro. La poesia con i suoi ritmi e tempi massaggia i cuori e apre le menti: messa al servizio della magistra vitae, può diventare un eccellente strumento comunicazionale. (dall’introduzione dell’autore).
Mario la Cava
Collana: Dal cerchio al centro
Oserei chiamare questa collana come territorio del desiderio, finalmente realizzato.
Un viaggio, insomma, peraltro sollecitato ed atteso, dal 17x24 formato rivista ("Periferia") al 12x19 formato libro (Edizioni PERIFERIA).
Una raccolta di pagine scritte dalle intelligenze piú stimate della nostra regione, già apparse sulla
rivista, perciò necessariamente con una destinazione selettiva, com‘è per tutte le riviste più serie e
marcatamente scientifiche, ora vengono distribuite a beneficio dei lettori d‘ogni parte d‘Italia.
Un ulteriore e più incisivo tentativo di Unità nell‘anniversario dei 150 anni che vorrebbero essere
finalmente "nostri".
"Dal cerchio al centro", insomma, per espandere idee, proposte, creatività, solo territorialmente
periferiche, che chiedono legittimi e ulteriori incontri e confronti.
Inaugura la collana Mario La Cava, la mia prima amicizia letteraria di Calabria. ( Pasquale Falco )
La cultura è un investimento del pensiero,
che si protende dal passato al presente,
per poi diventare futuro.
Come la concentricità dei gorghi d‘acqua
si estende da un piccolo cerchio in tanti
altri sempre più larghi, analogamente,
gli articoli, che sono stati pubblicati nel
corso del tempo sulla rivista"Periferia",
saranno selezionati, rivalutati, arricchiti,
ripresentati insieme in un‘altra veste,
diventando una collana di opere edite,
per approdare, così, ad un punto centrale
di dibattito criticamente omogeneo. (
Mario De Bonis
)
Saverio Montalto
“Per me Saverio Montalto è superiore a Francesco Perri ed a tanti scrittori calabresi, ma purtroppo ancora è sconosciuto al vasto pubblico” . Saverio Strati Intervista a Pasquale Falco (sta in Ritratti calabresi, Edizioni Periferia, Cosenza, 1986). “Matrimonio clandestino ci presenta l’infezione mafiosa in uno stato avanzato, ancor prima della Famiglia Montalbano, finita di scrivere nel manicomio criminale di Aversa nel 1945. La mafia di Montalto ammorba tutta la comunità, divora le poche risorse disponibili nei paesi, sfrutta i deboli, vezzeggia i potenti, e sembra trovare il proprio fondamento antropologico nella malvagità dell’animo umano” . Bruno Chinè (dall’ Introduzione)
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In concomitanza della celebrazione dei 150 anni dell‘Unitá d‘Italia e della nuova visione del federalismo, si avverte l‘esigenza di un accurato riesame del passato e del presente nel nostro Paese.
Una realtá "anomala", di "disturbo", era esplosa, dopo il Risorgimento: il brigantaggio.
Esso si era manifestato in modo drammatico, tanto da richiedere lo spiegamento di forze militari che causarono piú vittime rispetto a quelle delle guerre di Indipendenza e aveva ulteriormente allontanato le "due" Italie, mettendo in dubbio, dall'una e dall'altra parte, ovviamente con motivazioni diverse, l'importanza di essere finalmente "Nazione".
E quando le problematiche non vengono risolte, ma represse, si ripresentano, nel tempo, sotto altra veste, ma non per questo con minore intensità.
Il materiale di questo libro puó aiutare a dare una personale risposta alle tante motivazioni possibili nell'interpretare disagi sociali, culturali, economici, politici, emergenti nel fluire del tempo.
"Fatta l‘Italia, bisogna ancora fare gli Italiani?"
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